Il diritto al riconoscimento della qualifica superiore non può basarsi sull’erronea convinzione circa l’effettivo svolgimento di attività riservate al dirigente, ma deve essere sorretto da un riscontro rinvenibile nelle disposizioni normative del CCNL

mansionisuperioriIl giudice, nel procedimento logico-giuridico diretto alla determinazione dell’inquadramento di un lavoratore subordinato, non può prescindere da tre fasi successive e, cioè, dall’accertamento di fatto delle attività lavorative in concreto svolte, dall’individuazione della qualifica o del grado previsti dalla normativa legale o contrattuale applicabile e dal raffronto dei risultati di tali indagini. Di talché, il diritto al riconoscimento della qualifica superiore non può basarsi sull’erronea convinzione circa l’effettivo svolgimento di attività riservate al dirigente, ma deve essere sorretto da un riscontro rinvenibile nelle disposizioni normative del CCNL e del ROP.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, 23 settembre 2014, n. 19986

Teramo, 25 Settembre 2014 Avv. Annamaria Tanzi

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