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Libretto di famiglia: regole, diritti e modalità di utilizzo.

Chiunque sia interessato ad acquisire prestazioni di lavoro occasionali (come ad esempio una donna per le pulizie di casa, un insegnante per le ripetizioni di matematica al proprio figlio o una badante per il proprio genitore), può utilizzare il c.d. “libretto famiglia“.  Si tratta di un libretto nominativo prefinanziato che può essere utilizzato esclusivamente da persone fisiche, che non esercitano attività professionale o d’impresa, per retribuire determinate prestazioni di lavoro occasionale previste dalla legge e solo a determinate categorie di lavoratori. Attenzione: il libretto famiglia non può essere utilizzato se fra datore di lavoro e prestatore è in corso o è stato cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.

Il libretto famiglia ha un valore nominale di €uro 10,00= e con esso è possibile remunerare un’attività lavorativa di durata non superiore a un’ora.

Poiché l’utilizzo del libretto famiglia è circoscritto alle prestazioni lavorative sporadiche e occasionali, la legge ha stabilito dei limiti di utilizzo ben precisi, prescrivendo che nel corso di un anno civile:

a) ciascun lavoratore, con riferimento alla totalità dei datori di lavoro, non possa percepire compensi di importo complessivamente superiore a €uro 5.000,00=;

b) ciascun datore di lavoro, con riferimento alla totalità dei prestatori, non possa erogare compensi di importo complessivamente superiore a €uro 5.000,00=;

c) ciascun lavoratore non possa percepire dallo stesso datore compensi di importo superiore a €uro 2.500,00=.

Detti importi sono riferiti ai compensi percepiti dal prestatore al netto di contributi, premi assicurativi e costi di gestione.

Qualora il datore di lavoro richieda prestazioni a particolari categorie di lavoratori, quali:
a) titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
b) giovani con meno di venticinque anni di  età,  se  regolarmente iscritti a un  ciclo  di  studi  presso  un  istituto  scolastico  di qualsiasi  ordine  e  grado  ovvero  a  un  ciclo  di  studi   presso l’università;
c) persone disoccupate;
d) percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito,

ha la possibilità di erogare, con riferimento alla totalità di tali prestatori, compensi di importo complessivamente non superiore a €uro 6.667,00=. Tuttavia per il singolo lavoratore non cambia nulla visto che per lui valgono sempre i limiti ordinari (€uro 2.500,00= oppure €uro 5.000,00=) senza possibilità alcuna di poterli superare.

Qualora la soglia economica di €uro 2.500,00= venisse superata o nel caso in cui la durata della prestazione oltrepassasse la soglia delle 280 ore in un anno, il relativo rapporto si trasformerebbe in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.

Oltre ad aver stabilito dei limiti nei compensi, la legge ha indicato anche le attività per le quali il datore di lavoro può utilizzare il libretto famiglia e che consistono in:

  • piccoli lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione;
  • assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità;
  • insegnamento privato supplementare.

Come detto il valore nominale del libretto famiglia è di €uro 10,00= che corrisponde ad un’ora di lavoro. Di questi €uro 10,00, €uro 8,00= rimangono al prestatore di lavoro (nei vecchi voucher l’importo era di €uro 7,50=), mentre la parte restante viene destinata alla contribuzione Inps (€uro 1,65), all’assicurazione Inail contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (€uro 0,25) e alla copertura degli oneri gestionali (€uro 0,10).

Il prestatore ha diritto al riposo giornaliero, alle pause e  ai riposi settimanali così come  previsto dal decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, oltre che all’assicurazione contro gli infortuni e all’iscrizione alla gestione pensionistica separata.

Giova ricordare che i compensi percepiti dal lavoratore attraverso il libretto famiglia, sono esenti da imposizione fiscalenon incidono sul suo stato di disoccupato (dunque chi percepisce la Naspi può svolgere prestazioni di lavoro occasionali ed essere remunerato tramite il libretto famiglia) e sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

Non è, invece, applicabile la disciplina in materia di sicurezza del lavoro.

Per utilizzare il libretto famiglia non sono richiesti particolari adempimenti burocratici. In pratica il datore di lavoro deve registrarsi e svolgere i relativi adempimenti, eventualmente tramite l’assistenza di un patronato, all’interno di un’apposita piattaforma informatica gestita dall’Inps. Qui andranno inseriti i dati del datore e del prestatore oltre a quelli relativi alla prestazione lavorativa. In particolare andrà scelto se accedere al “libretto famiglia” o a “PrestO“. Questa comunicazione il datore è tenuta a trasmetterla almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione.

Anche il prestatore è tenuto a registrarsi sulla piattaforma informatica, fornendo i propri dati anagrafici, l’indirizzo di residenza ed eventualmente le coordinate bancarie/postali per l’accredito dei compensi.

Il datore di lavoro può acquistare il libretto famiglia, che come detto contiene titoli di pagamento con un valore nominale di €uro 10,00=, attraverso la piattaforma informatica Inps o in un ufficio postale (con i vecchi voucher, invece, ci si rivolgeva al tabaccaio o alle banche autorizzate).

In pratica dopo aver acquistato il libretto famiglia e una volta che la prestazione lavorativa si è conclusa accade questo: entro il giorno 3 del mese successivo allo svolgimento della prestazione, il datore – attraverso la piattaforma informatica o il servizio  di  contact  center  messo  a  disposizione  dall’Inps – deve comunicare i dati identificativi del prestatore, il compenso pattuito, il luogo di svolgimento e la durata della prestazione, nonché ogni altra informazione necessaria ai fini della gestione del rapporto. Il prestatore a sua volta riceve una notifica tramite SMS o posta elettronica.

L’Inps entro il giorno 15 del mese successivo provvede, nel limite delle somme precedentemente acquisite a tale scopo dal datore, al pagamento del compenso in favore del prestatore. In particolare provvede ad accreditargli le spettanze mediante un bonifico sul conto corrente bancario indicato dal lavoratore e risultante dall’anagrafica, oppure, in mancanza di un conto corrente, mediante bonifico bancario domiciliato pagabile presso gli uffici postali. Gli oneri di pagamento del bonifico bancario domiciliato sono a carico del prestatore.

Sempre attraverso la piattaforma informatica, l’Inps provvede all’accreditamento dei contributi previdenziali sulla posizione del lavoratore e al trasferimento all’INAIL, il 30 giugno e il 31 dicembre di ciascun anno, dei premi relativi all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

La violazione degli obblighi di comunicazione da parte del datore di lavoro, fa scattare una sanzione amministrativa da €uro 500,00= a €uro 2.500,00= per ogni prestazione.

San Nicolò a Tordino, 18 Luglio 2017 Avv. Annamaria Tanzi

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Attività commerciali: fino al 31 Dicembre 2016 i commercianti che decidono di cessare l’attività rottamando la propria licenza, hanno la possibilità di beneficiare dell’indennizzo commercianti

negozioFino al 31 Dicembre 2016 i commercianti che decidono di cessare l’attività rottamando la propria licenza, hanno la possibilità di beneficiare dell’indennizzo commercianti che ammonta a €uro 502,39 al mese, identico al trattamento minimo di pensione concesso dall’Inps ai commercianti, e viene corrisposto per 13 mensilità.

Si tratta in sostanza di un ammortizzatore sociale che verrà corrisposto per il periodo intercorrente dalla cessazione dell’attività fino alla data della pensione di vecchiaia.

L’indennizzo commercianti è utile ai fini del raggiungimento del diritto alla pensione, ma non incide sulla misura dell’assegno pensionistico. La concessione dell’indennizzo viene finanziata dagli stessi commercianti in attività iscritti all’Inps, attraverso una maggiorazione dello 0,09% dell’aliquota contributiva a loro carico.

Possono beneficiare dell’indennizzo commercianti:

– titolari di attività commerciali al minuto in sede fissa o loro coadiutori;

– titolari di attività commerciali su aree pubbliche o loro coadiutori;

– esercenti di attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;

– agenti e rappresentanti di commercio.

L’indennizzo commercianti può essere richiesto da tutti coloro che, nel periodo compreso tra il 01.01.2012 e il 31.12.2016, siano in possesso dei seguenti requisiti:

– aver compiuto 62 anni se uomo o 57 se donna, al momento della cessazione dell’attività;

– essere iscritti, al momento della cessazione dell’attività, per almeno 5 anni, in qualità di titolari o coadiutori, nella Gestione Commercianti presso l’Inps.

L’erogazione dell’indennizzo commercianti è, inoltre, subordinata:

– alla cessazione definitiva dell’attività;

– alla riconsegna dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attività commerciale al minuto e/o per l’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;

– la cancellazione del titolare dell’attività dal Registro delle Imprese;

– la cancellazione del titolare dal Registro degli Esercenti il Commercio per l’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;

– la cancellazione dal ruolo provinciale degli Agenti e Rappresentanti di Commercio.

Chi esercita un’attività di commercio al minuto non ha l’obbligo di iscrizione al registro degli esercenti il commercio, conseguentemente ai fini del predetto indennizzo non è tenuto neppure alla cancellazione.

La domanda di indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale potrà essere presentata presso la sede I.N.P.S. territorialmente competente, entro e non oltre il 31 gennaio 2017. L’indennizzo verrà corrisposto dal 1° giorno del mese successivo alla data della domanda e fino all’età attualmente prevista per il diritto alla pensione di vecchiaia, ossia 66 anni e 7 mesi per gli uomini e 66 e 1 mese per le donne.

Alla domanda occorre allegare tutta la documentazione comprovante la cessazione definitiva dell’attività, la riconsegna delle autorizzazioni richieste per l’esercizio dell’attività commerciale e la cancellazione del soggetto titolare dell’attività dal registro degli esercenti il commercio e dal registro delle imprese presso la camera di commercio.

L’indennizzo commercianti è incompatibile con attività di lavoro autonomo o subordinato e la corresponsione del beneficio termina dal primo giorno del mese successivo a quello in cui sia stata ripresa l’attività lavorativa, dipendente o autonoma. Il beneficiario deve comunicare all’Inps la ripresa dell’attività entro 30 giorni dal suo verificarsi.

Non c’è invece incompatibilità tra l’indennizzo commercianti ed eventuali trattamenti pensionistici (assegno di invalidità, pensione di inabilità, assegno sociale) percepiti dal soggetto.

Domanda di indennizzo per cessazione attività commerciale (Inps)

Teramo, 14 Aprile 2016 Avv. Annamaria Tanzi

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Tutela dei consumatori. Il Giudice ha il potere di rilevare d’ufficio la vessatorietà delle clausole nei contratti stipulati con i consumatori in ogni fase del procedimento, non solo in quella esecutiva di sua competenza.

corte_giustiziaLa direttiva 93/13/CEE, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che non consente al giudice investito dell’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento di valutare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, ove l’autorità investita della domanda d’ingiunzione di pagamento non sia competente a procedere a una simile valutazione.

Corte di Giustizia UE, Prima Sezione, sentenza 18 febbraio 2016, causa C-49-14

Teramo, 19 Febbraio 2016 Avv. Annamaria Tanzi

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Detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni: chiarimenti ed istruzioni operative

ecobonus 2016La Legge di Stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208) ha prorogato fino al 31 Dicembre 2016 la possibilità di fruire del bonus Irpef sulle ristrutturazioni edilizie. Ciò vuol dire che fino a tale data i cittadini privati avranno la possibilità di detrarre dall’Irpef il 50% delle spese sostenute per ristrutturare le abitazioni e le parti comuni degli edifici residenziali situati nel territorio dello Stato, con un limite massimo di 96.000 €uro per ciascuna unità immobiliare. Nel 2017, invece, la detrazione per le ristrutturazioni tornerà al 36%, con un limite di spesa di 48.000 €uro.

La Legge di Stabilità ha, inoltre, previsto l’estensione della detrazione anche per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ destinati all’arredo dell’abitazione oggetto di interventi di ristrutturazione edilizia .

Detrazioni sulle ristrutturazioni: come funziona

E’ opportuno precisare che si tratta di una detrazione d’imposta. Questo significa che se l’importo Irpef trattenuto dal sostituto d’imposta o da pagare in dichiarazione dei redditi, è inferiore alla detrazione calcolata sulle spese di ristrutturazione edilizia, la differenza non può essere rimborsata dal fisco, né essere conteggiata in diminuzione dell’imposta dovuta per l’anno successivo.

La detrazione va ripartita in 10 quote annuali e può essere richiesta per le spese effettivamente sostenute nell’anno, secondo il criterio di cassa. Per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio, la detrazione spetta con riferimento all’anno di effettuazione del bonifico da parte dell’amministrazione del condominio.

Chi può beneficiare delle agevolazioni

Possono beneficiare dell’agevolazione non solo i proprietari degli immobili, ma anche il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie), chi occupa l’immobile a titolo di locazione o comodato, purché la condizione di convivente o comodatario sussista al momento dell’invio della comunicazione di inizio lavori, e perfino il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento, purché sostenga le spese e le fatture e i bonifici siano a lui intestati. Non può invece beneficiare di tale ripartizione l’inquilino di un immobile.

Per quali lavori spettano le detrazioni

I lavori sulle unità immobiliari residenziali e sugli edifici residenziali di qualsiasi categoria catastale (incluse le pertinenze) per i quali spetta l’agevolazione fiscale riguardano interventi di manutenzione straordinaria, interventi di ristrutturazione edilizia e opere di restauro e risanamento conservativo.

Affinché siano classificati come manutenzione straordinaria, gli interventi non devono modificare la volumetria complessiva degli edifici e non comportare mutamenti delle destinazioni d’uso. Vi possono rientrare ad esempio gli interventi di frazionamento o accorpamento di unità immobiliari, ma anche il rifacimento di un bagno, la costruzione di una scala interna, la realizzazione di un recinto esterno, la sostituzione di infissi, ecc.

Tra gli interventi di ristrutturazione edilizia rientrano invece: la demolizione e fedele ricostruzione di un immobile (dunque senza alcun ampliamento), la modifica della facciata, la realizzazione di una mansarda o di un balcone o la trasformazione di una soffitta in mansarda o di un balcone in veranda, l’apertura di nuove porte e finestre, ecc.

Possono, inoltre, beneficiare della detrazione fiscale:

– gli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi;

– gli interventi relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto;

– i lavori finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche;

– gli interventi di bonifica dall’amianto;

– gli interventi di esecuzione di opere volte ad evitare gli infortuni domestici (es. installazione di apparecchi di rilevazione di presenza di gas inerti, montaggio di vetri anti-infortunio, installazione del corrimano);

– gli interventi relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi (rafforzamento, sostituzione o installazione di cancellate o recinzioni murarie degli edifici, apposizione di grate sulle finestre o loro sostituzione, porte blindate o rinforzate, tapparelle metalliche con bloccaggi, casseforti a muro, ecc.).

Vi rientrano, altresì, gli interventi finalizzati alla cablatura degli edifici, al contenimento dell’inquinamento acustico, al conseguimento di risparmi energetici, all’adozione di misure di sicurezza statica e antisismica degli edifici.

Gli interventi di manutenzione ordinaria sono ammessi all’agevolazione Irpef solo se riguardano determinate parti comuni di edifici residenziali (suolo su cui sorge l’edificio, fondazioni, muri maestri, tetti, scale, portoni d’ingresso, cortili, ascensori, fognature, etc.). In questo caso la detrazione spetta ad ogni condomino in base alla quota millesimale.

Quali spese sono ammesse all’agevolazione

Sono ammesse all’agevolazione non solo le spese necessarie per l’esecuzione dei lavori, ma anche quelle relative ad esempio alla progettazione e alle altre prestazioni professionali, all’acquisto dei materiali, all’effettuazione di perizie e sopralluoghi, ai diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunzie di inizio lavori, agli oneri di urbanizzazione, ecc.

Cosa fare per fruire della detrazione

Per fruire della detrazione non sono previsti particolari adempimenti. E’ infatti sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione.

E’ necessario conservare ed esibire a richiesta degli uffici i seguenti documenti:

– le abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori) o, se la normativa non prevede alcun titolo abilitativo, la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui è stata indicata la data di inizio dei lavori ed è stato attestato che gli interventi realizzati rientrano tra quelli agevolabili. La dichiarazione sostitutiva necessita l’apposizione di una data certa o l’autentica da parte di un pubblico ufficiale;

– domanda di accatastamento (se l’immobile non è ancora censito);

– ricevute di pagamento dell’ICI/IMU, se dovuta;

– delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori, per gli interventi su parti comuni di edifici residenziali, e tabella millesimale di ripartizione delle spese;

– dichiarazione di consenso del possessore dell’immobile all’esecuzione dei lavori, per gli interventi effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi.

Ovviamente è necesssario conservare anche le fatture e le ricevute fiscali comprovanti le spese sostenute unitamente ai bonifici di pagamento.

Non va dimenticata, infine, la comunicazione preventiva alla ASL indicante la data di inizio dei lavori. Tale comunicazione, ai sensi del Decreto Lgs. 81/2008 (c.d. Testo Unico sulla Sicurezza), si rende necessaria quando si verifica almeno una delle seguenti condizioni:

  1. nel cantiere si trovano a lavorare più imprese anche non contemporaneamente,
  2. nei cantieri che, inizialmente non soggetti all’obbligo di comunicazione preliminare, ricadono nelle categorie di cui al numero 1 per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera,
  3. nei cantieri in cui opera un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a duecento uomini-giorno.

E’ importante ricordare che in caso di violazioni delle norme relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro e agli obblighi contributivi, il contribuente può decadere dal diritto alla detrazione. In questi casi meglio farsi rilasciare dalla ditta esecutrice dei lavori una dichiarazione di osservanza delle suddette disposizioni ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.

Modalità di pagamento delle spese oggetto di detrazione

Per fruire della detrazione è necessario che le spese siano pagate tramite bonifico bancario o postale da cui risultino la causale del versamento (“Saldo/Acconto Fattura n° xx del xx/xx/xxxx per ….. ai sensi della legge 449/97 art.1 – sconto IRPEF per interventi sul patrimonio edilizio”), il codice fiscale del soggetto che paga e il codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento.

E’ opportuno sottolineare che senza questi dati, le banche e le poste non possono effettuare la ritenuta dell’8% a titolo di acconto dell’imposta dovuta dall’impresa che effettua i lavori. Per questo motivo, secondo l’orientamento espresso dall’Agenzia delle Entrate, i bonifici incompleti fanno venire meno il diritto ad usufruire della detrazione fiscale.

Naturalmente i bonifici devono essere effettuati dalla medesima persona a cui sono intestate le fatture e che beneficerà della detrazione. Qualora fattura e bonifico sono intestati a un solo comproprietario ma le spese di ristrutturazione sono state sostenute da entrambi, la detrazione spetta anche al soggetto che non risulti indicato nei predetti documenti, a condizione che nella fattura sia annotata la percentuale di spesa da quest’ultimo sostenuta.

Se invece vi sono più soggetti che sostengono la spesa, e tutti intendono beneficiare della detrazione fiscale, sulla distinta di bonifico occorre riportare il codice fiscale di tutti le persone interessate.

Per gli interventi che riguardano le parti comuni del condominio, oltre al codice fiscale del condominio è necessario indicare quello dell’amministratore o di altro condomino che effettua il pagamento.

Le spese per le quali non è possibile pagare con bonifico (per esempio, oneri di urbanizzazione, diritti pagati per concessioni, autorizzazioni e denunce di inizio lavori, ritenute fiscali sugli onorari dei professionisti, imposte di bollo) possono essere pagate con altre modalità.

In quali ipotesi si perde il diritto alla detrazione

La detrazione si può perdere nei casi in cui:

– non sia stata effettuata la comunicazione preventiva all’Asl competente, se obbligatoria;

– il pagamento non sia stato eseguito tramite bonifico bancario o postale;

– non siano state esibite le fatture o le ricevute che dimostrano le spese effettuate;

– non sia stata esibita la ricevuta del bonifico o questa risulti intestata a persona diversa da

quella che richiede la detrazione;

– le opere edilizie eseguite non rispettino le norme urbanistiche ed edilizie comunali;

– siano state violate le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e quelle relative agli obblighi contributivi.

Se invece l’immobile su cui sono stati eseguiti i lavori di ristrutturazione viene ceduto prima che sia trascorso l’intero periodo di godimento della detrazione, il venditore può scegliere se continuare a usufruire delle detrazioni non ancora utilizzate o trasferire il diritto all’acquirente (persona fisica) dell’immobile.

Teramo, 16 Febbraio 2016 Avv. Annamaria Tanzi

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Bonus acqua: chi può beneficiarne e come richiederlo

Bonus acqua 2016Il bonus acqua è un’agevolazione che permette agli utenti di ricevere delle agevolazioni tariffarie sul consumo idrico relativo alla fornitura di acqua potabile – ad uso domestico e per utenze singole – erogata presso l’abitazione occupata dal richiedente e dal proprio nucleo familiare. Il bonus viene accreditato agli aventi diritto direttamente nelle bollette emesse nell’anno 2016.Occorre precisare che, differenza del bonus elettrico e del bonus gas che sono gestiti e concessi dall’Autorità per l’Energia Elettrica il Gas, il bonus acqua è una detrazione che viene determinata dall’Autorità Idrica Regionale, punto di riferimento per le società locali che si occupano della gestione e della distribuzione dell’acqua. Ciò comporta che le modalità di richiesta e i requisiti per l’ottenimento del bonus acqua non sono univoche e generali in tutta Italia, pertanto ciascun richiedente dovrà informarsi presso la società che gestisce il servizio idrico del proprio comune di residenza.

Bonus acqua: a chi spetta

Il bonus acqua viene concesso a famiglie numerose o in condizioni economiche difficili, secondo precisi parametri, stabiliti dalle singole Autorità Regionali. I requisiti generali, sui quali si basano le direttive regionali, sono tre: residenza, abitazione e reddito. In particolare, è possibile ricevere il bonus acqua solo per la propria abitazione principale, ovvero quella registrata come residenza, la quale non deve rientrare nelle categorie catastali A1 (case signorili, con rifiniture pregiate di carattere storico), A7 (case di lusso come villini o abitazioni dotate di un minimo di cortile e giardino) e A9 (castelli o comunque edifici di prestigio storico o artistico).Inoltre, per famiglie disagiate la corresponsione del bonus acqua dipende anche dal reddito e, pertanto,  l’ISEE dovrà rispettare le soglie stabilite dalle autorità regionali.

Bonus acqua: come richiederlo

Il bonus acqua dà diritto ad uno sconto sulla bolletta idrica, che verrà accreditato direttamente in bolletta. Come già detto, le modalità di richiesta variano da regione a regione e pertanto è necessario contattare la società che gestisce il servizio idrico locale o consultare direttamente il sito internet dell’Autorità Idrica Regionale. Sul sito o presso le sedi locali degli enti gestori si potrà reperire tutta la regolamentazione in materia e la modulistica necessaria per presentare domanda di accesso al bonus acqua. In ogni caso, si fornisce di seguito un modulo di richiesta bonus acqua qualora l’ente gestore preposto non dovesse aver approntato una specifica modulistica propria. Dopo aver compilato il modulo (in mancanza di quello specifico predisposto dall’Azienda) esso andrà consegnato personalmente presso gli uffici della società o potrà essere spedito tramite raccomandata con avviso di ricevimento, allegando copia dell’attestazione ISEE e di un documento di identità.L’agevolazione ha validità un anno per cui alla scadenza, ed in presenza di tutti i requisiti previsti, occorre presentare un nuova domanda. Appare appena il caso di precisare che nel caso in cui una dichiarazione risulti mendace, oltre ad essere applicate le sanzioni previste dalla legge, la persona interessata sarà tenuta a rimborsare tutte le agevolazioni concesse sin dall’inizio.

Modulo richiesta concessione agevolazione tariffaria per la fornitura di acqua potabile utenza singola

Teramo, 16 Febbraio 2016 Avv. Annamaria Tanzi

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Canone Rai 2016: le risposte alle domande più frequenti

fisco-2015-10-canone-rai-bolletta-bigNel 2016 riceverò il classico bollettino di pagamento del Canone Rai?

No, a meno che tu non abbia un’utenza non domestica. I possessori dell’utenza elettrica domestica riceveranno l’addebito del canone Rai direttamente in bolletta; esso sarà suddiviso in 10 rate da 10 euro che saranno corrisposte ai contribuenti bimestralmente (quindi in bolletta troverai il riferimento al canone e un addebito di 20 euro). Fa eccezione il 2016, poiché la prima rata del canone sarà addebitata sulla bolletta di luglio e conterrà gli arretrati dei mesi precedenti.

La situazione è diversa per coloro che pagano l’imposta per un’utenza non domestica, che continueranno a ricevere il classico bollettino da versare presso gli uffici postali e le ricevitorie autorizzate. Per costoro la scadenza per il pagamento è fissata al 1° febbraio 2016.

Ho diversi televisori in casa: quante volte pago il canone?

Il contribuente al quale è intestato il contratto di fornitura elettrica è tenuto a pagare il canone Rai una sola volta, per tutti i televisori che si trovano nel luogo che costituisce la sua residenza o dimora e per tutti i membri appartenenti alla sua famiglia anagrafica.

Sono proprietario di due case: quante volte pago il canone?

È tuo dovere pagare il canone Rai solo una volta. Anche se hai due immobili ad uso abitativo intestate a tuo nome, troverai l’importo relativo al canone Rai solo sulla fattura relativa all’utenza elettrica della casa registrata come tua residenza.

Cosa accade se ho già pagato il Canone Rai tramite il bollettino?

Se hai già pagato il canone tramite il bollettino tradizionale devi contattare la società elettrica e l’Agenzia delle Entrate di Torino, di cui ti riportiamo l’indirizzo: Agenzia delle Entrate – Ufficio territoriale di Torino 1 S.A.T. Sportello Abbonamento TV Casella postale 22 – 10121 Torino (To). La comunicazione deve contenere, in allegato, la copia del bollettino già pagato.

Ho un contratto di fornitura elettrica ma non ho un televisore, bensì un pc. Devo pagare il Canone Rai?

No, in questo caso non devi pagare il canone e se per caso risulti iscritto puoi chiedere la disdetta tramite l’apposito modulo.

Non ho un televisore in casa: devo comunque pagare il canone Rai?

No, non devi pagare il canone Rai. In questo caso devi rendere noto il fatto che non possiedi un televisore all’Agenzia delle Entrate, con ricorrenza annuale, compilando una dichiarazione sostitutiva che invierai tramite raccomandata A.R. all’indirizzo: Agenzia delle Entrate – Ufficio territoriale di Torino 1 S.A.T. Sportello Abbonamento TV Casella postale 22 – 10121 Torino (To). Quanto attestato nell’autodichiarazione è di tua responsabilità: ciò significa che le (eventuali) false dichiarazioni ti costeranno una sanzione tributaria e un’accusa per falso, che in Italia costituisce un reato.

Io e mia moglie possediamo due case: una registrata come mia residenza e una registrata come residenza di mia moglie. Quante volte bisogna pagare il canone Rai?

In questo caso il Canone Rai va pagato due volte, poiché i coniugi, seppur conviventi, hanno due residenze diverse. Ciò accade anche per i figli che appartengono allo stesso nucleo familiare, ma hanno residenza altrove. I contribuenti non devono inviare alcuna comunicazione all’Agenzia delle Entrate, in quanto sarà compito della società con la quale avete firmato il contratto di energia elettrica addebitare in bolletta i costi del canone Rai.

Il presunto possesso del televisore, dato dalla sottoscrizione del contratto di energia elettrica, è valido anche per le utenze non domestiche?

La presunzione di detenzione del televisore è valida solo per le utenze domestiche. Chi ha un’attività come bar, studi, uffici e quant’altro non pagherà il canone Rai in bolletta, bensì continuerà a percepire il classico bollettino da corrispondere all’Agenzia delle Entrate.

Ho la residenza in Italia, ma abito all’estero: devo pagare il canone Rai?

È necessario pagare il canone Rai, anche se vivi all’estero, solo se nell’abitazione registrata come tua residenza è presente un televisore.

Siamo una coppia convivente ma non sposata. Chi deve pagare il canone?

Se due persone vivono sotto lo stesso tetto ma non sono sposate per lo Stato non appartengono allo stesso nucleo familiare, quindi entrambi devono pagare il Canone Rai. L’intestatario dell’utenza elettrica pagherà la tassa in bolletta, mentre l’altro convivente dovrà pagare il Canone tramite il bollettino che riceverà per posta.

Se l’intestatario dell’utenza elettrica è mia moglie, ma il Canone Rai è sempre arrivato a nome mio (marito) dobbiamo pagare due volte?

No. Il Canone Rai deve essere corrisposto solo dall’intestatario dell’utenza elettrica e comunque una sola volta per nucleo familiare, a patto che i coniugi siano entrambi residenti presso la medesima abitazione.

E’ possibile dare disdetta tramite suggellamento?

No, in quanto dal 1 gennaio 2016 questo tipo di disdetta non è più valida.

Nell’appartamento presso il quale sono in affitto c’è il televisore del proprietario di casa: chi deve pagare il canone Rai?

In questo caso a dover pagare il Canone sei tu, in quanto usufruisci dei servizi radiotelevisivi mediante l’uso del televisore, anche se non è di tua proprietà.

Chi può chiedere l’esenzione del pagamento del canone Rai?

Possono chiedere l’esenzione i contribuenti che hanno compiuto 75 anni o hanno un’età superiore e che hanno una soglia di reddito inferiore o uguale a 8000 euro (a meno che non convivano con soggetti esterni al nucleo familiare titolari di un reddito proprio). Nel limite degli 8.000 euro rientrano: il reddito imponibile che risulta dalla dichiarazione dei redditi, il reddito soggetto a imposta sostitutiva o ritenuta a titolo di imposta, quindi anche gli interessi maturati sui depositi bancari, postali ecc. Sono esclusi, invece, i redditi esenti da IRPEF, i trattamenti di fine rapporto, il reddito relativo all’abitazione principale e le relative pertinenze.

Se possiedo un televisore nel luogo registrato come residenza anagrafica, ma non sono titolare di un’utenza elettrica, devo pagare il Canone Rai?

Sì, è obbligatorio pagare il Canone Rai tramite bollettino postale c/c 3103 presso gli Uffici Postali, oppure presso le tabaccherie autorizzate, tramite bancomat o carta di credito. La scadenza è fissata per il 1° febbraio 2016.

Se pago la bolletta della luce ma non la rata del canone a cosa vado incontro?

Se paghi la bolletta ma non l’importo del canone, non rischi l’interruzione dell’energia elettrica, ma verrai segnalato all’Agenzia delle Entrate, la quale provvederà ad accertare la situazione. Nel caso in cui dai controlli effettuati risulti il mancato pagamento dell’imposta, riceverai una sanzione di valore 5 volte superiore al Canone Rai. Se non hai intenzione di pagarla, preparati a ricevere una cartella esattoriale da Equitalia.

A quanto ammontano le sanzioni?

Se l’ente deputato al controllo accerta il mancato pagamento del canone Rai, il cittadino contribuente dovrà corrispondere il canone secondo le modalità descritte nel verbale e versare una sanzione di 619 euro per ogni anno evaso.

Come posso contattare la Rai per ulteriori chiarimenti riguardanti il canone?

Se hai bisogno di ulteriori informazioni contatta direttamente la Rai al numero 0039 06-87408197 se chiami dall’estero o all’199.123.000 se chiami dall’Italia. Il servizio è attivo 24 ore su 24 con il risponditore automatico, mentre il servizio di assistenza per gli abbonamenti è attivo dal lunedì al sabato, dalle ore 9,00 alle ore 21,00. Il costo massimo della chiamata è di 14,49 centesimi di euro al minuto da telefono fisso e 48,8 centesimi di euro al minuto da cellulare. Il costo dello scatto alla risposta, invece, dipende dai tariffari della tua compagnia telefonica.

Teramo, 09 Febbraio 2016 Avv. Annamaria Tanzi

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Canone Rai. Indicazioni e chiarimenti.

fisco-2015-10-canone-rai-bolletta-bigCanone Rai: pagamento in bolletta

Come ormai tutti sanno a partire dal 2016 il canone Rai – il cui importo è stato fissato a 100 €uro – verrà addebitato a rate con la bolletta della luce. Per l’anno 2016 la prima rata sarà addebitata a Luglio ed ammonterà a 60 €uro corrispondente ai bimestri gennaio-febbraio, marzo-aprile, maggio-giugno; le restanti quattro rate verranno addebitate nelle bollette relative ai bimestri luglio-agosto e settembre-ottobre.

In sostanza il Fisco presume che il soggetto che risulti titolare di un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui ha la sua residenza anagrafica, sia anche detentore di un apparecchio televisivo. Qualora ciò non fosse vero lo stesso soggetto può disdire il canone Rai presentando un’apposita autocertificazione  all’Agenzia delle Entrate – Ufficio Torino 1.

Canone Rai e seconde case

Qualora uno stesso soggetto risulti proprietario di più immobili e intestatario di altrettante utenze elettriche, il canone Rai è dovuto in bolletta una sola volta per tutti gli apparecchi detenuti nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora dallo stesso soggetto e dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica.

Ciò vuol dire che se il proprietario di un secondo immobile, concesso ad esempio in affitto o in comodato o semplicemente detenuto come casa vacanza, dovesse ricevere l’addebito di un secondo canone Rai, potrebbe chiederne l’annullamento attraverso una semplice comunicazione da inoltrare all’Agenzia delle Entrate e alla compagnia elettrica.

Non altrettanto potrebbero fare invece i coniugi con residenza diversa (entrambi sono soggetti al pagamento del canone) o quei figli che ad esempio per motivi di studio sono costretti a spostarsi in un’altra città e a cambiare la propria residenza.

Come disdire il canone rai legalmente

Pur in presenza di un regolare contratto di fornitura di energia elettrica è possibile disdire legalmente il canone Rai qualora ci si trovi in una di queste situazioni:

– non possediamo alcun televisore presso l’abitazione di residenza. Nel caso specifico per essere esentati dal pagamento occorre inviare all’Agenzia delle Entrate di Torino un modello di autocertificazione di non possesso del televisore. E’ bene tenere presente che in caso di false dichiarazioni ci si espone a responsabilità penali. Il modulo va inviato con raccomandata con avviso di ricevimento. La dichiarazione ha validità un anno;

– abbiamo regalato o venduto ad altri il nostro televisore. In questo caso occorre dare esatta comunicazione delle generalità e indirizzo del nuovo possessore attraverso la compilazione di un apposito modello di dichiarazione;

– abbiamo subito il furto del televisore o semplicemente abbiamo deciso di rottamarlo. In questo caso per poter disdire il canone Rai occorre non solo compilare un modulo di disdetta del canone Rai, ma anche fornire adeguata documentazione. In particolare se è stato portato in discarica è bene allegare la ricevuta di rottamazione; in caso di furto, invece, la denuncia effettuata presso le Autorità di Pubblica Sicurezza. Anche questo modulo come gli altri va spedito in busta chiusa mediante raccomandata A.R., all’indirizzo: Agenzia delle Entrate – Ufficio territoriale di Torino 1 – S.A.T. Sportello Abbonamento TV Casella postale 22 – 10121 Torino (To);

– siamo ultra 75enni con un reddito familiare pari o inferiore a 8.000 €uro. In questo caso dobbiamo compilare una dichiarazione sostitutiva per esonero canone Rai e spedirla con raccomandata A.R. all’indirizzo: Agenzia delle Entrate – Ufficio territoriale di Torino 1 – S.A.T. Sportello Abbonamento TV Casella postale 22 – 10121 Torino (TO);

Tutti coloro che, invece, avevano disdetto l’abbonamento Rai a seguito di suggellamento del televisore, probabilmente quest’anno riceveranno l’addebito in bolletta. Infatti a partire dal 2016 non è più possibile disdire il canone RAI attraverso la richiesta di suggellamento. In passato le autorità provvedevano su richiesta a “suggellare” fisicamente l’apparecchio in un sacco di iuta; progressivamente questa procedura è stata abbandonata e il suggellamento si è trasformato più che altro in un impegno dell’utente a non utilizzare l’apparecchio televisivo.

Come disdire il canone RAI per decesso

In caso di morte del titolare, l’erede già abbonato può disdire il canone RAI intestato al defunto semplicemente comunicando all’Agenzia delle Entrate la data e il luogo del decesso secondo una specifica disdetta.  Si consiglia all’erede di riportare sulla lettera anche il numero del proprio abbonamento tv, oltre naturalmente a quello della persona deceduta. Una volta compilato e firmato dall’erede, il modulo va trasmesso in busta chiusa mediante raccomandata A.R., all’indirizzo: Agenzia delle Entrate – Ufficio territoriale di Torino 1 – S.A.T. Sportello Abbonamento TV Casella postale 22 – 10121 Torino (To).

Come disdire il canone Rai per trasferimento casa di riposo

Qualora l’intestatario dell’abbonamento Rai si trasferisca presso una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA), è possibile disdire il canone Rai inoltrando all’Agenzia delle Entrate Sportello Abbonamento TV un apposito modulo nel quale occorre indicare i dati della casa di riposo e la data di inizio degenza presso la stessa. Potrebbe risultare utile allegare una dichiarazione a firma della direzione dell’RSA, con cui si certifica che a partire da una certa data la persona interessata ha di fatto la residenza in quella struttura.

Come disdire canone Rai per trasferimento all’estero

Se per lavoro o per altri motivi siamo costretti a trasferirci all’estero, possiamo disdire il canone Rai comunicando all’Agenzia delle Entrate sia la data che il paese di trasferimento, a condizione però di non avere più la residenza in Italia, utilizzando un apposito modulo. E’ preferibile allegare una copia di un documento valido di identità.

Canone Rai: uffici ed esercizi commerciali

C’è da dire che la riforma del canone Rai riguarda soltanto le famiglie intestatarie di un’utenza elettrica nell’immobile in cui risultano residenti. Dunque per gli uffici e gli esercizi commerciali muniti di tv (bar, ristoranti, alberghi, pub, ecc.) tutto resta come prima, ossia continueranno a pagare il canone speciale Rai attraverso il tradizionale bollettino postale. Naturalmente il canone non è dovuto per il possesso di personal computer o altri dispositivi (pc, notebook, tablet, ecc.) e utilizzati unicamente a scopi lavorativi.

Anche in questo caso non è più consentito disdire il canone Rai per suggellamento degli apparecchi.

Canone Rai sanzioni

In caso di mancato versamento del canone Rai, il Fisco provvederà ad applicare una sanzione che va da due a sei volte l’importo evaso, oltre agli interessi e al pagamento del canone stesso. Se la sanzione non viene pagata, l’importo viene iscritto a ruolo e la riscossione viene affidata ad Equitalia. E’ opportuno sottolineare che con riferimento al canone Rai la prescrizione per gli accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate è di 10 anni.

Dichiarazione sostitutiva per esonero canone RAI (75 anni)

Modulo autocertificazione di non possesso del televisore

Modulo di comunicazione variazione di residenza abbonamento RAI

Modulo disdetta abbonamento Rai

Modulo disdetta canone Rai per trasferimenti in RSA

Modulo disdetta canone Rai per trasferimento all’estero

Teramo, 03 Febbraio 2016 Avv. Annamaria Tanzi

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