Archivi categoria: Fallimento

Ipotesi di prevalenza della disciplina prevista dalla Legge Fallimentare sul rito del lavoro

In ipotesi di liquidazione coatta amministrativa o amministrazione straordinaria di una società, tutte le azioni dirette a far valere diritti di credito sul patrimonio del debitore vanno effettuate secondo la disciplina prevista dalla Legge Fallimentare. Possono essere proposte – o proseguite – davanti al Giudice del lavoro solo le azioni di accertamento, non aventi ad oggetto il pagamento di somme.

Cassazione Civile, Sez. Lavoro, 11 ottobre 2012, n. 17327

Teramo, 14 Ottobre 2012 Avv. Annamaria Tanzi

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Fallimento: opposizione alla sentenza dichiarativa

In tema di fallimento, quanto ai procedimenti in cui trova applicazione la riforma di cui al d.lg. n. 169 del 2007, nel giudizio di impugnazione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, che la nuova disciplina ha ridenominato reclamo in luogo del precedente “appello”, l’istituto, adeguato alla natura camerale dell’intero procedimento, è caratterizzato, per la sua specialità, da un effetto devolutivo pieno, cui non si applicano i limiti previsti, in tema di appello, dagli artt. 342 e 345 c.p.c., pur attenendo il reclamo ad un provvedimento decisorio, emesso all’esito di un procedimento contenzioso svoltosi in contraddittorio e suscettibile di acquistare autorità di cosa giudicata. Trovando, dunque, applicazione la normativa sul reclamo, occorre riferirsi al principio per cui in caso di difetto di comparizione della parte interessata all’udienza di trattazione, il giudice del reclamo (nella specie, in grado di appello avverso il decreto del tribunale che aveva rigettato il ricorso contro il diniego di protezione internazionale adottato dalla competente commissione territoriale), verificata la regolarità della notificazione del ricorso e del decreto, deve decidere nel merito il reclamo, restando esclusa la possibilità di una decisione di rinvio della trattazione o di improcedibilità per disinteresse alla definizione o (come nella specie) di non luogo a provvedere.

Cassazione Civile, Sez. I, 24 Maggio 2012, n. 8227

Teramo, 08 Giugno 2012 Avv. Annamaria Tanzi

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Professionisti: Dottori commercialisti

Nel caso di prestazione, consistita nella preparazione e redazione di un’istanza di fallimento, si ritiene che sia correttamente applicabile l’art. 26 della Tariffa applicabile ai dottori commercialisti, atteso che è pur vero che l’art. 44, secondo comma, prevede la spettanza degli onorari di cui all’art. 43, con la riduzione ivi prevista, per “le prestazioni svolte per l’assistenza del debitore nella proposizione della procedura fallimentare”, ma detta previsione, come esplicitamente viene indicato al quarto comma, riguarda le prestazioni nel loro aspetto unitario e comprendono tutte le fasi della pratica, dall’esame e studio della situazione aziendale all’ammissione alla procedura, mentre l’ottavo comma del medesimo articolo dispone che “nel caso in cui l’assistenza del debitore abbia avuto per oggetto soltanto l’espletamento di singole fasi della pratica gli onorari si determinano in base all’art. 26 ovvero ad altri articoli della presente tariffa, che specificamente prevedano le prestazioni svolte”.

Corte di Cassazione, Sez. VI, 27 Marzo 2012, n. 4916

Teramo, 03 Aprile 2012 Avv. Annamaria Tanzi

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Fallimento. Formazione dello stato passivo. Ammissione al passivo

La domanda di ammissione al passivo di un fallimento avente ad oggetto un credito di natura tributaria non presuppone necessariamente, ai fini del buon esito della stessa, la precedente iscrizione a ruolo del credito azionato, la notifica della cartella di pagamento e l’allegazione all’istanza di documentazione comprovante l’avvenuto espletamento delle dette incombenze, potendo viceversa essere basata anche su titolo di diverso tenore.

Cassazione Civile, Sez. Un., 15 Marzo 2012, n. 4126

Teramo, 25 Marzo 2012 Avv. Annamaria Tanzi

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Concordato preventivo: risoluzione e rapporto col fallimento

Nel caso in cui non sia stata fissata, nel concordato, la data di scadenza dell’ultimo pagamento, costituente, ai sensi degli artt. 137 e 186 l.fall, il dies a quo della decorrenza, del termine annuale entro cui può richiedersi la risoluzione del concordato, questo termine decorre dall’esaurimento delle operazioni di liquidazione, che si compiono non soltanto con la vendita dei beni dell’imprenditore, nonché con la predisposizione e comunicazione del piano di riparto, ma anche con gli effettivi pagamenti, compresi quelli conseguenti ad eventuali sopravvenienze attive.

Cassazione Civile, Sez. I , 20 Dicembre 2011, n. 27666

Teramo, 11 Gennaio 2012 Avv. Annamaria Tanzi

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Dichiarazione di fallimento: insolvenza

La dichiarazione di fallimento trova il suo presupposto, dal punto di vista obbiettivo, nello stato d’insolvenza del debitore, il cui riscontro prescinde da ogni indagine sull’effettiva esistenza dei crediti fatti valere nei confronti del debitore (essendo a tal fine sufficiente l’accertamento di uno stato d’impotenza economico – patrimoniale, idoneo a privare tale soggetto della possibilità di far fronte, con mezzi normali, ai propri debiti) e può quindi essere legittimamente effettuato dal giudice ordinario anche quando i crediti derivino da rapporti riservati alla cognizione di un giudice diverso.

Cassazione Civile, Sez. I, 05 Dicembre 2011, n. 25961

Teramo, 29 Dicembre 2011 Avv. Annamaria Tanzi

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Risoluzione del contratto per inadempimento: effetti

Il valore abdicativo della domanda di risoluzione di un contratto ad esecuzione continuata o periodica, rispetto alla richiesta di adempimento, va circoscritto a quella sola parte del rapporto per cui è possibile una scelta – appunto tra risoluzione e adempimento – secondo l’art. 1453, comma 2, c.c; mentre rispetto alle prestazioni già eseguite il creditore conserva il diritto di ricevere la controprestazione.

Cassazione Civile, Sez. III, 06 Dicembre 2011, n. 26199

Teramo, 28 Dicembre 2011 Avv. Annamaria Tanzi

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