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Ministero del Lavoro: criteri per l’accesso alla proroga del trattamento di integrazione salariale straordinaria

ministero-lavoro-politiche-socialeE’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 120 del 24 maggio 2016, il Decreto 25 marzo 2016  con la definizione dei criteri per l’accesso ad un ulteriore periodo di integrazione salariale straordinaria da concedersi qualora, all’esito di un programma di crisi aziendale, l’impresa cessi l’attività produttiva e proponga concrete prospettive di rapida cessione dell’azienda stessa e il conseguente riassorbimento del personale.

Il trattamento di integrazione salariale straordinaria può essere prorogato sino ad un limite massimo complessivo di 12 mesi per le cessazioni di attività intervenute nell’anno 2016, di 9 mesi per le cessazioni di attività intervenute nell’anno 2017 e di 6 mesi per quelle intervenute nell’anno 2018, sempre secondo i criteri definiti dal Decreto 25 marzo 2016.

La proroga del trattamento di integrazione salariale straordinaria può essere autorizzata quando ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:

  1. il trattamento di integrazione salariale straordinario sia stato autorizzato su presentazione di un programma di crisi aziendale di cui all’art. 21, comma 3, del decreto legislativo n. 148 del 2015, al cui esito, per l’aggravarsi delle iniziali difficoltà e per l’impossibilità di portare a termine il piano di risanamento originariamente predisposto, l’impresa si determini a cessare l’attività produttiva e, contestualmente, si evidenzino concrete e rapide prospettive di cessione dell’azienda;
  2. sia stipulato specifico accordo presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la presenza del Ministero dello sviluppo economico;
  3. sia presentato un piano di sospensioni dei lavoratori ricollegabili nell’entità e nei tempi alla cessione aziendale e ai nuovi interventi programmati;
  4. sia presentato un piano per il riassorbimento occupazionale in capo al cessionario garantito mediante l’espletamento tra le parti della procedura di cui all’art. 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428

DECRETO 25 marzo 2016 Ministero del Lavoro

Teramo, 25 Maggio 2016 Avv. Annamaria Tanzi

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Ministero del Lavoro. Part-time agevolato. Istruzioni operative e chiarimenti

LogoMinisteroDelLavoroIl Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia, ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 115 del 18 maggio 2016, il Decreto Interministeriale del 13 aprile 2015, con il quale fornisce chiarimenti ed istruzioni operative circa la possibilità, da parte del lavoratore, di trasformare il rapporto di lavoro da full-time a part-time in prossimità dell’età pensionabile, così come previsto dal comma 284, dell’articolo 1, della Legge n. 208/2015 (c.d. Legge di Stabilità 2016).

Decreto Interministeriale 13 aprile 2016

Teramo, 24 Maggio 2016 Avv. Annamaria Tanzi

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Ministero del Lavoro. Prospetto informativo disabili: slitta al al 15 maggio la scadenza

LogoMinisteroDelLavoroIl Ministero del Lavoro con nota direttoriale del 17 febbraio 2016, ha aggiornato gli standard del Sistema Informatico del Prospetto informativo e rinviato la scadenza per l’inoltro al collocamento dei disabili al 15 maggio 2016, al fine di adeguare i sistemi informatici alle novità introdotte con il D.L.vo n. 151/2015. I prospetti potranno essere inviati a partire dal 15 aprile p.v.

Tra le novità di rilievo:

Determinazione della base di computo

Lavoratori somministrati

Il decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, nel disciplinare al capo IV la somministrazione di lavoro, ribadisce che “Il lavoratore somministrato non è computato nell’organico dell’utilizzatore ai fini dell’applicazione di normative di legge o di contratto collettivo, fatta eccezione per quelle relative alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro” (art. 34, comma 3).

Lavoratori ammessi al telelavoro

Con l’art. 23 del D. Lgs. 15 giugno 2015, n. 80, è stata introdotta la esclusione dei  “lavoratori ammessi al telelavoro dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di  particolari normative e istituti”.

Per effetto di tale disposizione, i datori di lavoro privati che facciano ricorso al telelavoro per motivi legati ad esigenze di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro in forza di accordi  collettivi stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale,  non computano i lavoratori ammessi al telelavoro, agli effetti della determinazione della quota di  riserva.

L’ esclusione dal computo è riconosciuta dalla norma unicamente per i datori di lavoro privati.

L’esclusione presuppone che i lavoratori siano ammessi al telelavoro per l’intero orario di lavoro; pertanto, ove gli stessi siano ammessi al telelavoro solo parzialmente, sono esclusi in proporzione all’orario di lavoro svolto in telelavoro, rapportato al tempo pieno.

Lavoratori assunti con contratti di apprendistato

L’art. 47, comma 3, del D. Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 ha ribadito quanto già previsto dalla previgente normativa relativamente alla esclusione dei lavoratori assunti con contratto di  apprendistato dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di  particolari normative e istituti. Pertanto, tra i soggetti non computabili ai sensi dell’art. 4, comma 1, della legge 68 del  1999, sono da ricomprendere anche i lavoratori assunti con contratti di apprendistato.

Computabilità nella quota di riserva

Lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro

Il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 ha introdotto all’articolo 4, della legge 12  marzo 1999, n. 68, il comma 3-bis, prevedendo la computabilità nella quota di riserva di cui all’articolo  3, della legge n. 68 del 1999, dei lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio.

La computabilità del lavoratore è subordinata:

  1. alla dimostrazione, mediante idonea documentazione medica, che, anteriormente alla costituzione del rapporto, il lavoratore si trovava in condizioni:

– di riduzione della capacità lavorativa superiore al 60% ovvero

– di minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al testo  unico delle norme in materia di pensioni di guerra ovvero

– di riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% per le persone con disabilità intellettiva e psichica.

  1. all’assunzione del lavoratore al di fuori delle procedure che regolano il collocamento obbligatorio.
  2. all’idoneità del lavoratore con disabilità a continuare a svolgere le mansioni cui è adibito.

Il datore di lavoro, con il consenso del lavoratore interessato, è tenuto a richiedere la visita per l’accertamento della compatibilità delle mansioni cui è adibito.

La computabilità nella quota di riserva di cui all’articolo 3, della legge n. 68 del 1999, dei lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, è possibile sia per i datori di lavoro privati che per i datori di lavoro pubblici, tenuto conto della genericità della previsione normativa.

Lavoratori con disabilità somministrati

L’art. 34, comma 3, ultimo periodo del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 ha previsto in maniera innovativa che, in caso di somministrazione di lavoratori con disabilità per missioni di durata non inferiore a 12 mesi, il lavoratore somministrato è computato nella quota di riserva di cui all’articolo 3 della legge 12 marzo 1999, n. 68. La missione deve essere continuativa presso lo stesso utilizzatore. Atteso che la computabilità è legata alla missione, il lavoratore disabile è computato dall’utilizzatore durante la stessa.

Nota direttoriale 17 febbraio 2016

Teramo, 19 Febbraio 2016 Avv. Annamaria Tanzi

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Ministero del Lavoro. Raccordo disciplina contratti di solidarietà, di cui all’art. 5 del D.L. 20/05/1993, n. 148, convertito, con modificazioni, nella Legge 19/07/1993, n. 236 e istituzione del Fondo di Integrazione Salariale e dei Fondi di solidarietà bilaterali alternativi

LogoMinisteroDelLavoroCon la nota n. 40/3763 del 18 febbraio 2016 La Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e degli incentivi all’occupazione, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, precisa che le aziende che rientrano nel campo di applicazione della normativa relativa al Fondo di integrazione salariale, o dei Fondi di solidarietà bilaterali alternativi,  possono scegliere di accedere alle prestazioni previste dai Fondi sopra citati, o al contributo di solidarietà di cui all’art. 5 del decreto-legge 20/05/1993, n. 148, convertito, con modificazioni, nella legge 19/07/1993, n. 236, nei limiti temporali e finanziari previsti dalla normativa sopra richiamata per i contratti di solidarietà.

Nota n. 40-3763 del 18.02.2016

Teramo, 19 Febbraio 2016 Avv. Annamaria Tanzi

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Ministero del Lavoro. NASpI e risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

LogoMinisteroDelLavoroCon Nota diffusa il 12 febbraio 2016, il Ministero del Lavoro ha fornito chiarimenti in merito alla possibilità di riconoscimento dell’indennità mensile di disoccupazione NASpI ex D. Lgs. n. 22/2015 nel caso in cui il lavoratore venga a trovarsi in stato di disoccupazione a seguito di richiesta congiunta, con il datore di lavoro, di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro a norma dell’art. 410 c.p.c. per le aziende dimensionate al di sotto dei quindici dipendenti al di fuori del tentativo obbligatorio di conciliazione di cui all’art. 7, L. n. 604/1966.
La Direzione Generale Ammortizzatori Sociali sottolinea che il tenore letterale dell’art. 3, comma 2, d.lgs. n. 22/2015 stabilisce che la NASpI è riconosciuta, oltre che nei casi di licenziamento, anche ai lavoratori che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa e nei casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta nell’ambito della procedura di cui all’art. 7, l. n. 604/1966. Pertanto, si ritiene che la Naspi non spetti al soggetto disoccupato in seguito a risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con datore di lavoro avente meno di quindici dipendenti intervenuta nell’ambito del tentativo di conciliazione di cui all’art. 410 c.p.c..

Teramo, 17 Febbraio 2016 Avv. Annamaria Tanzi

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Ministero del Lavoro: retribuzioni convenzionali per i lavoratori italiani operanti all’estero

LogoMinisteroDelLavoroIl Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia, ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio 2014, il Decreto 14 gennaio 2015 con la determinazione, per l’anno 2015, delle retribuzioni convenzionali. A decorrere dal periodo di paga in corso dal 1° gennaio 2015 e fino a tutto il periodo di paga in corso al 31 dicembre 2015, le retribuzioni convenzionali da prendere a base per il calcolo dei contributi dovuti per le assicurazioni obbligatorie dei lavoratori italiani operanti all’estero (ai sensi del decreto-legge 31 luglio 1987, n. 317, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 1987, n. 398), nonché per il calcolo delle imposte sul reddito da lavoro dipendente (ai sensi dell’art. 51, comma 8-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917), sono stabilite nella misura risultante, per ciascun settore, dalle tabelle di seguito indicate.

Tabella delle Retribuzioni convenzionali 2015

DECRETO 14 gennaio 2015

Teramo, 23 Gennaio 2015 Avv. Annamaria Tanzi

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Ministero del Lavoro: istituito il Fondo per le politiche attive del Lavoro

LogoMinisteroDelLavoroIl Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, secondo quanto previsto dal Decreto 14 novembre 2014, ha reso noto l’istituzione del Fondo per le politiche attive del lavoro, ai sensi dell’art. 1, comma 125, legge n. 147/2013.

Il Fondo ha il compito di favorire il reinserimento lavorativo dei fruitori di ammortizzatori sociali anche in deroga e dei lavoratori in stato di disoccupazione attraverso il potenziamento delle politiche attive del lavoro.

Il Decreto individua 7 tipologie di iniziative finanziabili, anche sostenute da specifici programmi formativi:

  • sperimentazione del contratto di ricollocazione;
  • realizzazione di percorsi di orientamento formativo;
  • percorsi formativi professionalizzanti per l’aggiornamento e il potenziamento delle competenze-chiave;
  • percorsi formativi per la ricerca attiva di lavoro e per l’autoimprenditorialità;
  • tirocini di inserimento o di reinserimento lavorativo;
  • interventi di aiuto alle attività professionali autonome, alla creazione d’impresa ed al rilevamento di imprese da parte di lavoratori ed alle attività di cooperazione;
  • incentivi all’assunzione e per la mobilità territoriale dei lavoratori.

Per l’accesso al Fondo delle politiche attive, le Regioni dovranno presentare una domanda di contributo al Ministero del Lavoro con la modulistica allegata.

Inoltre, il Decreto prevede 5 criteri che saranno utilizzati per determinare la graduatoria in caso di fondi insufficienti:

  • la rilevanza strategica del settore coinvolto in relazione alle possibili conseguenze sull’indotto e sull’economia nazionale;
  • il numero di lavoratori coinvolti;
  • la dimensione geografica della crisi;
  • la coerenza delle azioni proposte con le esigenze e le prospettive di reimpiego;
  • l’eventuale cofinanziamento regionale.

Teramo, 23 Gennaio 2015 Avv. Annamaria Tanzi

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